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    Quando un dittatore chiama

    Riferimento: 9788834619568

    Editore: La nave di Teseo
    EAN: 9788834619568
    isbook: 1
    Autore: Kadaré Ismail
    Collana: Oceani
    In commercio dal: 25 Ottobre 2024
    Pagine: 192 p., Libro in brossura
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    Descrizione

    Nel 1960, durante gli ultimi giorni di vita di Boris Pasternak, Ismail Kadare si trovava a Mosca, dove lo scandalo per il premio Nobel assegnato nel 1958 all'autore del Dottor Zivago non si era ancora placato. Questa circostanza, oltre alla parentela data dall'appartenere entrambi alla famiglia degli scrittori, all'essere stati tutti e due nella selezione del Nobel (con quel che significava per un autore proveniente da un paese socialista) ma, soprattutto, il fatto di aver entrambi ricevuto una telefonata dal sanguinario dittatore del proprio paese, ha spinto Kadare a ricostruire la storia della terribile telefonata di Stalin a Pasternak. Si narra che, nel giugno del 1934, Joseph Stalin in persona telefonò al famoso poeta, e futuro romanziere, Boris Pasternak per chiedere la sua opinione sull'arresto del poeta Osip Mandel'stam. La risposta di Pasternak, pare, fu alquanto interlocutoria e gli costò addirittura un rimbrotto da parte di Stalin. Le parole e i toni della chiamata divennero leggendari nell'ambiente culturale sovietico e, come sempre accade in questi casi, le versioni riportate sono molteplici. Con un'affascinante combinazione di momenti onirici e indagini su fonti attendibili, Ismail Kadare ricostruisce i tre minuti della telefonata tra il dittatore e il poeta e i movimenti tellurici che questo momento teso e misterioso ha causato nella vita di Pasternak ma anche nel mondo della cultura sovietica. Intrecciando la sua grande capacità narrativa e inventiva con le testimonianze reali di personaggi legati a Pasternak e a Mandel'stam - scrittori come Isaiah Berlin e Anna Achmatova, giornalisti, intellettuali e altri testimoni - Kadare da vita a un romanzo avvincente che mette in luce i rapporti tra arte e potere, in cui uno scrittore, che dovrebbe essere libero per definizione, è costretto a fare i conti con la politica e, ancor peggio, con un tiranno sanguinario.
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