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    Fine della fine della storia. Abitare la scomodità del mondo (La)

    Riferimento: 9788833944777

    Editore: Bollati Boringhieri
    EAN: 9788833944777
    isbook: 1
    Autore: Segre Gabriele
    Collana: Temi
    In commercio dal: 10 Aprile 2026
    Pagine: 176
    Formato: Libro in brossura
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    Descrizione

    Per trent'anni in Occidente ci siamo raccontati una storia rassicurante: la storia era finita. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il futuro sembrava una strada in discesa verso democrazia, benessere e diritti per tutti. Bastava aspettare, aggiustare qualche dettaglio, correggere qualche ingiustizia, e il mondo intero ci avrebbe seguito. Poi la realtà si è fatta sentire: attentati, crisi economiche, pandemia, nuove guerre feroci, catastrofi ambientali, ondate d'odio. La parte maggioritaria del mondo ci ha detto, molto chiaramente, che quel sogno era solo nostro, la storia non era affatto finita, avevamo solo smesso di guardarla. Davanti a questa disillusione abbiamo scelto la rimozione. Invece di elaborare il lutto per un futuro che non potrà mai avvenire, oggi ci aggrappiamo alla normalità. Alla domanda «come stiamo?» ripetiamo automaticamente «va tutto bene», ma non è così. La politica si è ridotta ad amministrazione di emergenze, gestione del presente, manutenzione di algoritmi. Al posto delle visioni insegue i sondaggi, ossessionata dai dati in tempo reale. Il linguaggio politico - incapace di elaborare il trauma della fine delle certezze - si è ridotto a puro fatto tecnico. In queste pagine originali e acute, Gabriele Segre analizza il fallimento della politica senza cedere al catastrofismo. Non si tratta di piangere il mondo che avevamo immaginato e che non si realizzerà, ma di accettare che abitiamo un luogo scomodo, nel quale volenti o nolenti dovremo restare. Se la storia è ricominciata, non possiamo più chiederci «quando torneremo alla normalità», ma «come faremo ad abitare un tempo che non promette certezze». È questo il compito della politica: recuperare la capacità di sentire, desiderare insieme, dare speranza, che è poi l'unico modo onesto di rispondere alla domanda più semplice e più spaventosa: «Come stai?».
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