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    Crisi e le forme. Come il 1945 ha cambiato la poesia italiana (La)

    Riferimento: 9788822921253

    Editore: Quodlibet
    EAN: 9788822921253
    isbook: 1
    Autore: Fantini Enrico
    Collana: Quodlibet studio. Lettere
    In commercio dal: 22 Novembre 2023
    Pagine: 304 p., Libro in brossura
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    Descrizione

    Cosa accade alla morfologia degli oggetti estetici quando sono investiti da una crisi di portata epocale? La crisi e le forme si propone di rispondere a questa domanda attraverso uno studio della poesia prodotta in Italia tra il 1929 e il 1956. Il volume analizza il comportamento formale di un campione di dieci autori ascrivibili alla cosiddetta terza generazione: Bertolucci, Calogero, Caproni, Fortini, Luzi, Matacotta, Penna, Rebora, Sereni, Sinisgalli. Sono poeti e intellettuali nati attorno agli anni Dieci, che si affacciano alla vita pubblica durante il ventennio fascista. Il trauma del 1945 li coglie in una fase centrale delle loro storie artistiche, ponendoli di fronte alle macerie della guerra e alla difficile liquidazione di un regime totalitario. La crisi interviene così a sconvolgere l'insieme di quelle infrastrutture materiali e immateriali fatte di premi, network sociali, procedure di accreditamento, riviste, attraverso le quali essi si erano affermati e riconosciuti come membri della classe intellettuale del Paese e li costringe a scelte repentine dalle quali sarebbe dipeso il loro futuro in un mondo radicalmente mutato. Combinando close reading e formalismo quantitativo, vedremo esplodere la compattezza del congegno testuale in un aggregato disorganico di procedure e di strategie stilistiche in conflitto tra loro. La poesia si rivela così essere un campo di tensione, un assemblage di forze, volontà e intelligenze diverse, che vanno a comporre un risultato imprevisto persino agli stessi autori. Muovendo da una storia sociale delle forme estetiche, si proverà a scrivere una pagina della transizione di un piccolo segmento della classe intellettuale italiana dagli anni del fascismo alla Repubblica, tornando a fare i conti con uno dei nodi irrisolti della nostra storia.
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