Stoccarda, mondiali 1974. Forte del rapporto privilegiato con Facchetti e Bearzot, l’inviato Arp è uno dei pochi a prevedere la tragedia a cui stanno per assistere: sotto gli occhi attoniti di migliaia di emigrati italiani, la Nazionale italiana verrà eliminata al primo turno. Sotto la pioggia insistente dell’estate tedesca ogni cosa è trasfigurata, l’azzurro vira verso le tenebre e i luoghi si fanno sempre più spettrali – il castello del ritiro, i bar desolati a notte fonda, le tribune deserte dopo il fischio finale – e sugli spalti, nei discorsi sempre più amari tra Arp e i colleghi (tra tutti Gianni Brera) le sorti del mondiale e dei suoi protagonisti (Riva, Rivera, Anastasi, Chinaglia...) si confondono con le sorti politiche dell’Italia, con quelle di un giornalismo in decadenza e di un calcio in cui il divismo sta per soppiantare la poesia. Grazie al talento di Arpino per le storie "Azzurro tenebra" – il primo romanzo sul calcio della nostra letteratura, mai eguagliato per forza e poesia – è un libro indimenticabile, un malinconico canto d’amore per un calcio che dona più dolore che gioie e, come dice Arp, «è anche quello che non è».
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