Per descrivere la fascinazione che Hemingway ebbe per la Spagna si potrebbe partire da una definizione di Sciascia: "un modo di essere" ancor prima che una nazione. E poi andare oltre, raccontando l'ossessione dello scrittore verso la morte, la passione per la pittura cubista, molto simile al suo modo di intendere la scrittura, quella per la corrida, "la cosa più bella che abbia mai visto", fino a ripercorrere la sua genuina esaltazione per la "Spagna eterna". La Spagna fu per Hemingway una vocazione più che una destinazione. E se Madrid svolse sempre il ruolo della città trasgressiva, "dove nessuno va a letto prima di aver ucciso la notte", Pamplona rappresentò il suo luogo feticcio, il rifugio dove sentirsi perennemente bambino.
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